Firmatari intellettuali in duplex
Il lettore di Repubblica, in questi giorni, più che da leggere ha da firmare. Il momento è cupo, la situazione confusa, il futuro incerto, e come sempre l’intellettuale soccorre, accorre, confonde. Ieri, sul sito di largo Fochetti, c’erano ben due appelli da firmare, uno sopra l’altro, impilati come barattoli di fagioli al supermercato. Uno, diciamo così, più caratura intellettuale. L'altro, vagamente più pop.
12 AGO 20

Il lettore di Repubblica, in questi giorni, più che da leggere ha da firmare. Il momento è cupo, la situazione confusa, il futuro incerto, e come sempre l’intellettuale soccorre, accorre, confonde. Ieri, sul sito di Largo Fochetti, c’erano ben due appelli da firmare, uno sopra l’altro, impilati come barattoli di fagioli al supermercato. Uno, diciamo così, più a caratura intellettuale, da Bodei a De Monticelli, da Salvatore Settis a Barbara Spinelli; l’altro, si potrebbe dire, più incline al versante satirico-culinario-teologico, comprensivo di Serra, Farinetti, don Gallo, Jovanotti, Petrini, Benigni, Saviano. Per la cronaca, e come curiosità antropologica, Settis e Spinelli figurano sia quali ultimi firmatari del primo appello, sia come ultimi firmatari del secondo: il meglio in coda, in duplex come i telefoni di una volta, e frenetico impegno. Tra un appello e l’altro, una distanza di quarantott’ore, dietro cui s’intravede un laborioso e pensoso weekend. Quello prefestivo è direttamente indirizzato al “caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 stelle”, e a farla corta un pressante invito a farsi un minimo bersaniani, “non potete aspettare di divenire ancora più forti (…) gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato”, e dunque “dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio”. Così che, per impedire l’imminente harakiri grillino, si evoca l’antico, glorioso grido di battaglia: “Se non ora, quando?”.
L’altro appello, vagamente più pop – pur con il bioritmo impreziosito da Settis e Spinelli – più o meno batte sullo stesso tasto, con democratico ma fermo garbo, “lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce, senza avere alcun titolo istituzionale o politico, per farlo, ma nella coscienza di interpretare il pensiero e le aspettative di una maggioranza vera, reale di italiani”. E perciò, “un governo di alto profilo” si chiede, si implora, si sospinge. Il democratico lettore di Repubblica non ha che l’imbarazzo della scelta, oppure l’ingombro di una doppia fatica: siamo, in pratica, al paradosso di ben due fave per un solo piccione. Se a Grillo è rimasto qualche “vaffa” in canna, magari se lo spara. Intanto, direbbe Totò: “firmantonio, firmantonio”. Avec trippà.